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sabato 15 aprile 2017

Velletri Archeologica: "L'asilo di Ottavia" - Parte Prima - a cura del Gruppo Archeologico Veliterno

PRIMA PARTE - Ho chiesto ad Augusto, che ha ora 76 anni, di parlarci un poco del famoso “asilo-nido” di sua sorella Ottavia. Che fine hanno fatto tutti quei bambini?

di Ciro Gravier

Si, Ottavia aveva messo su, come dicevo, una specie di “asilo infantile” nel quale erano confluiti dapprima i tre figli che aveva avuti dal primo marito Gaio Claudio Marcello, e che erano Claudia Marcella Maggiore, Claudia Marcella Minore (noi le chiamavamo “le sorelle Marcelle”) e Marco Claudio Marcello.
A questi tre si aggiunsero poi i tre figli che il secondo marito, Marco Antonio, aveva avuto dalle sue due mogli precedenti: Antonia (la cui madre era Antonia Ibrida), e poi Marco Antonio Antillo e Iullo Antonio (figli di Fulvia). E naturalmente le due figlie sue e di Marco Antonio, cioè Antonia Maggiore e Antonia Minore. Quando poi mi portai a Roma i tre figli di Marco Antonio e Cleopatra, i gemelli Alessandro Elios e Cleopatra Selene, e l’ultimo, Tolomeo Filadelfo, Ottavia si prese in casa anche loro e li aggiunse all’asilo. In tutto, facevano la bellezza di undici tra ragazzi e ragazze di varie età e provenienza: una pluriclasse mista molto difficile da gestire.
Escludendo gli ultimi tre, che si aggiunsero dopo la morte dei loro genitori, gli altri otto, da bambini, sono stati praticamente in giro per il mondo, poiché dal 40 al 36 Ottavia seguì Marco Antonio dapprima in Grecia (si sistemarono ad Atene) e poi per le varie province orientali dell’Impero, sempre appresso al marito, nonostante che questi la tradisse sfacciatamente con Cleopatra.

La prima delle due Marcelle, che nacque nell’anno orribile dell’uccisione di Cesare (il 44), la diedi in sposa, l’anno 28, al mio fidatissimo amico e coetaneo Agrippa: lei aveva allora 16 anni e lui 35, e dalla sua prima moglie Pomponia, aveva già una figlia che si chiamava Agrippina (che poi sposerà Tiberio, il figlio della mia terza moglie Livia). Ebbero una figlia cui furono dati i nomi dei due genitori, e si chiamò Vipsania Marcella detta Agrippina o anche Marcellina. Quando poi, nel 21, feci sposare Agrippa con mia figlia Giulia, Ottavia la fece sposare con un ragazzo della pluriclasse, Iullo Antonio, il secondo figlio di Marco Antonio. Sembrava un bravo ragazzo, ed io stesso approvai il matrimonio. Purtroppo però Iullo - nonostante gli avessi favorito una bella carriera: prima pretore, poi console due volte, e poi proconsole nella provincia d’Asia - me la fece troppo grossa con la sua relazione con mia figlia e, come se non bastasse, un complotto contro di me, fallito solo grazie alla mia corazza di cuoio. Lei, mia figlia, la mandai in esilio a Ventotene, e lui fui costretto a condannarlo a morte. E allora si suicidò. Era l’anno 2 (avanti Cristo).
La seconda Marcella, che era nata postuma dopo la morte del padre nel 40, dal suo primo matrimonio con Marco Valerio Messalla Appiano ha avuto due figli (un maschio e una femmina), e un altro figlio lo ha avuto dal secondo marito, che era Paolo Emilio Lepido.
Di Marcello preferisco non parlare per non rinnovare un dolore insopportabile sia per me che per Ottavia.
Passiamo ai figli di Marco Antonio e delle sue due mogli di prima del matrimonio con Ottavia. Antonia – poi detta di Tralles per via del marito - suo padre Marco Antonio la aveva inizialmente promessa in sposa al figlio dell’altro triumviro Lepido, ma i due “sposini” erano all’epoca così bambini che si dovettero aspettare dieci anni prima di riparlare di nozze, nozze che poi non si fecero per l’atteggiamento politicamente molto ambiguo di Lepido. E allora Lepido fece sposare il figlio con la mia ex fidanzata Servilia!
Ma torniamo ad Antonia. Aveva ormai 18 anni – siamo nel 34 - e suo padre la consegnò in sposa all’ormai sessantenne Pitodoro di Tralles. Tralles era un’antica città dell’Asia Minore, che prima faceva parte dell’impero persiano, poi dopo la conquista di Alessandro Magno passò ai suoi eredi i Seleucidi che la chiamarono Seleucia, e infine a noi Romani. Nel 27 fu completamente distrutta da un fortissimo terremoto, e io la feci ricostruire più bella di prima e la chiamai Cesarea. Questo Pitidoro era riuscito a sfuggire alla morte cui l’aveva condannato Mitridate il re del Ponto allora in guerra con Pompeo. Divenuto amico di Pompeo, e quindi dei Romani, ebbe incarichi ufficiali, come per esempio l’asiarcato di Tralles facendo una montagna di soldi, tanto che si diceva che avesse un patrimonio di 2000 talenti, che in parte – ma solo in parte – perse quando ci fu la guerra tra Cesare e Pompeo. Con questo matrimonio, Antonio mise un altro uomo a lui fedele in un altro punto chiave del suo “impero personale” che si stava costruendo in Oriente, come aveva già fatto con la Pisidia, con la Cilicia, con la Galazia, con la Media e ora con il Ponto, senza dire che contava sui soldi del genero per la sua campagna contro i Parti. Comunque, la povera Antonia morì qualche anno dopo lasciando una figlioletta, Pitidoris, la quale ha sposato nel 12 il re del Ponto Polemone I, nostro alleato, che però è morto anche lui quattro anni dopo …
Quanto a Marco Antonio Antillo, era ancora bambino – aveva 10 anni - quando mi impegnai a dargli in moglie mia figlia Giulia, che allora aveva 2 anni, al fine di cementare l’alleanza tra me e suo padre Antonio. Ma neanche questo matrimonio si fece mai perché Antonio mi dichiarò praticamente guerra. A un certo punto, Antonio lo volle con sè in Egitto. Troppo tardi! Dopo la sconfitta di Azio, prima di suicidarsi, gli conferì la toga virile in modo che lo sostituisse nella lotta contro di me. Poi, incoerentemente, me lo spedì ad Alessandria insieme a molti soldi, che accettai, e delle proposte di pace, che respinsi. Morto Antonio suicida, questo meschinello andò a nascondersi nel tempio del Divo Giulio, da dove, tradito dal suo tutore, fu strappato via e decapitato. Era lanno 30.

Di Iullo ho già detto, parlando della prima Marcella. Aggiungerò solo che era bellissimo, come un eroe greco, e si piccava di poesia. In un suo poema epico, intitolato “Diomedea”, contrappone Diomede l’orientale (alias suo padre Marco Antonio) ad Enea l’occidentale (cioè io). Mi ricordo che già da giovinetto, sui 14 o i 15 anni, quando nella pluriclasse si giocava alla battaglia di Azio, mentre Tiberio e Druso (i figli di Livia) e Marcello impersonavano i condottieri dell’occidente, lui faceva la parte di Marco Antonio (ma lo si poteva pure capire perché, in definitiva, Marco Antonio era suo padre) e Giulia, mia figlia, giocava a fare Cleopatra … Chi lo sa, forse da allora gli era nata la voglia di contrapporsi a me coalizzandosi con mia figlia.