Sponsor

Le migliori attività commerciali e non solo di Velletri e dintorni:




venerdì 12 giugno 2015

28enne trovato in fin di vita in casa propria, tragico destino per un ragazzo di Velletri

Delle storie restano impresse nella mente e segnano per sempre la memoria (e la vita) di chi le ha vissute. A distanza di due anni – era il 23 agosto 2013 - si torna a parlare - con le dichiarazioni della mamma - del caso di Giuseppe Cipolla, il 28enne ritrovato tragicamente agonizzante nella sua abitazione di via Valle Bata. Il ragazzo, che lavorava come guardia giurata, è morto a causa di un colpo di pistola dopo tre mesi di agonia tra gli ospedali di Latina ed Isernia. 

La vicenda all'epoca suscitò un grosso clamore, anche in virtù delle speranze di una ripresa durante il ricovero svanite il 27 novembre 2013 quando Giuseppe se ne è andato. La madre, Lorenza, ha sofferto e soffre enormemente chiedendo “giustizia” – come da lei stesso dichiarato – “nella speranza di giungere alla verità e chiarire i motivi che hanno portato alla morte di mio figlio”.
Cipolla lavorava a Frascati presso l’ESA, “era un giovane bello, pieno di vita e di speranze – racconta la madre – aveva tantissima voglia di vivere”. Per la donna tre interminabili e drammatici mesi al cospetto del suo unico figlio, purtroppo con un epilogo tragico: “Gli sono stata vicino ogni giorno, anche quando è stato spostato in un ospedale in provincia di Isernia – racconta – e ho sperato fino all’ultimo, anche perché sembrava ci fossero possibilità di ripresa. Purtroppo non è andata così”. Nonostante l’ipotesi percorsa dagli inquirenti sia stata quella del suicidio, le indagini proseguono presso la Procura di Velletri, che probabilmente non ha escluso altre possibilità. Le ricostruzioni fatte all’epoca dai Carabinieri si basarono soprattutto sulle parole dell’ex fidanzata, che sarebbe stata la prima a ritrovare in fin di vita Giuseppe nella sua abitazione. La mamma Lorenza ricorda quelle ore immediatamente successive ai fatti, chiedendo di sapere notizie sulle indagini: “non so se ci fu l’intervento dei RIS, non so se misero sotto sequestro l’intera casa e non so se sono stati sentiti vicini, parenti, amici: tutto si basò sulle parole della ragazza, ma vorrei saperne di più e approfondire”. L’accorato appello della mamma Lorenza va nella direzione della ricerca della verità, senza polemiche o accuse sterili: “Penso che sia normale chiedere di sapere con chiarezza tutto, se la Procura indaga ancora un motivo ci sarà. La perdita di un figlio non è un evento a cui si può soprassedere”. Ad agosto cadrà il secondo anniversario del fatto, due interminabili anni senza Giuseppe per mamma Lorenza, che però lo sente "sempre vicino come se non se ne fosse mai andato".